La tiroidite di Hashimoto è una patologia della tiroide che prende il nome dallo specialista Hakaru Hashimoto che per primo ha descritto questa condizione nei primi anni del secolo scorso.

La tiroide è la piccola ghiandola a forma di farfalla che si trova posizionata alla base del collo al di sotto dell’area del pomo di Adamo.

Questa ghiandola, che fa parte del sistema endocrino, è responsabile della produzione di ormoni che regolano il metabolismo ed intervengono in maniera diretta o indiretta praticamente in tutte le funzioni del corpo.

Questo è il motivo per cui, in caso di malattia della ghiandola, i sintomi sono estremamente vari, diffusi e possono essere facilmente confusi con la sintomatologia derivante da altre condizioni o patologie.

La tiroidite di Hashimoto è anche conosciuta come tiroidite cronica autoimmune, in quanto il sistema immunitario produce anticorpi che attaccano i tessuti sani della tiroide, danneggiandola.

Questo provoca un costante stato di infiammazione che naturalmente ha un impatto negativo sulla capacità della ghiandola di produrre gli ormoni necessari al buon funzionamento dell’organismo.

La tiroidite di Hashimoto può causare disturbi più complicati come l’ipotiroidismo ma non solo.

In alcune persone la tiroide può arrivare ad essere talmente infiammata e gonfia da provocare lo sviluppo del gozzo che, nei casi più gravi, può compromettere la respirazione e la capacità di inghiottire.

In questa guida scoprirai come funziona la tiroide, i sintomi, le cause e i fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto, gli esami più utili per diagnosticarla e i 5 passi per trattarla in modo naturale.

Ecco l’indice della guida:

Come funziona la tiroide

Tiroidite di Hashimoto, funzionamento tiroide

La tiroide produce tre tipi di ormoni che interagiscono con tutti gli altri ormoni prodotti dall’organismo, inclusi insulina, cortisolo, e gli ormoni sessuali come estrogeni, progesterone e testosterone, cioè:

  • T3 (triiodotironina)
  • T4 (tiroxina)
  • T2 (diiodotironina)

Quasi il 90% della produzione avviene sotto forma di T4 (la versione inattiva) che viene poi trasformata in T3 (la versione attiva) dal fegato.

Il T2 è il meno conosciuto dei tre ed è ancora oggetto di numerosi studi e ricerche.

La produzione degli ormoni tiroidei è regolata dall’ipofisi, o ghiandola pituitaria o pineale, che a sua volta è comandata dal centro di controllo principale del cervello cioè l’ipotalamo.

In pratica, se l’ipotalamo riceve il segnale che la quantità di ormoni tiroidei in circolo non è sufficiente a far fronte alle esigenze dell’organismo, esso produce un ormone che segnala all’ipofisi questa mancanza.

L’ipofisi risponde al comando dell’ipotalamo e a sua volta produce l’ormone TSH (ormone tireostimolante) che comanda alla tiroide di aumentare la produzione dei suoi propri ormoni.

Se tutto funziona a dovere, il risultato di questo sofisticato meccanismo è che ci saranno a disposizione i giusti livelli di T3 e T4.

In caso di tiroidite di Hashimoto o ipotiroidismo, questo meccanismo si inceppa e può essere che venga prodotto troppo poco T4 oppure che, anche se questo viene prodotto nella quantità adeguata, non venga poi convertito in T3 a sufficienza.

Ci può essere anche il caso in cui l’ipotalamo non manda segnali corretti all’ipofisi oppure che quest’ultima, pur ricevendo il segnale giusto, non produce la giusta quantità di ormone TSH.

Quale che sia il caso, l’organismo comunque ne subisce le conseguenze.

I sintomi principali della tiroidite di Hashimoto

Alcuni tra i sintomi più comuni della tiroidite di Hashimoto includono:

  • affaticamento
  • depressione e ansia
  • memoria debole e difficoltà di concentrazione
  • instabilità emotiva
  • aumento di peso
  • infertilità
  • facilità a sentire freddo anche quando la temperatura è mite
  • problemi digestivi come stitichezza e gonfiore
  • dolori muscolari
  • gonfiore e dolore alle articolazioni
  • gonfiore al viso, agli occhi e all’addome
  • assottigliamento e perdita dei capelli
  • unghie fragili
  • pelle pallida, ruvida e secca
  • problemi respiratori
  • urinazione frequente e sete eccessiva
  • disfunzioni sessuali e basso livello di desiderio
  • cambiamenti nel ciclo mestruale inclusi la sua mancanza (amenorrea), irregolarità del ciclo
  • raffreddori, infezioni e malattie frequenti dovuti ad un indebolimento del sistema immunitario

Patologie che possono insorgere a causa di problemi alla tiroide

Se i problemi alla tiroide e le malattie autoimmuni non vengono curate, possono svilupparsi alcune condizioni patologiche importanti e a lungo termine come:

  • infertilità, malfunzionamento delle ovaie, complicazioni durante la gravidanza e difetti nel feto
  • gozzo
  • altre disfunzioni della tiroide come il morbo di Graves e la malattia di Addison
  • anemia perniciosa
  • artrite reumatoide
  • vitiligine
  • lupus eritematoso
  • diabete di tipo 2
  • alti livelli di colesterolo e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari
  • disordini mentali inclusa la depressione
  • problemi al cervello e ai reni
  • danni neurologici
  • infezioni e malattie gravi

Cause più importanti della tiroidite di Hashimoto

Ricerche hanno mostrato che alla base dello sviluppo della tiroidite di Hashimoto e di altri disordini autoimmuni possono esserci diverse cause.

Fra queste ci sono: la genetica, l’alimentazione, le condizioni ambientali, lo stress, i livelli ormonali e fattori immunologici.

Secondo la medicina ufficiale, le cause più probabili della tiroidite di Hashimoto sono:

  • malattie autoimmuni per cui il sistema immunitario attacca i tessuti sani compresa la tiroide
  • permeabilità intestinale e altri problemi legati alla digestione
  • allergeni comuni e cibi che possono causare infiammazione come il glutine e i latticini
  • altri cibi di largo consumo che possono portare a sensibilizzazione ed intolleranze come i cereali e gli additivi alimentari
  • stress emotivo
  • carenze nutrizionali

Fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto

Fra i fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare disordini della tiroide (come la tiroidite di Hashimoto) ci sono:

  • essere donna: le donne sono molto più soggette a disordini tiroidei per ragioni non ancora del tutto chiare. Si ipotizza che un motivo possa essere la tendenza della donna a somatizzare maggiormente le situazioni di stress sia fisico che emotivo. Il rischio aumenta dopo i 50 anni (anche la menopausa potrebbe essere uno dei fattori che contribuisce) e può ulteriormente aumentare con il passare degli anni
  • la mezza età: la fascia d’età in cui più facilmente possono svilupparsi disordini alla tiroide è compresa tra i 20 e i 60 anni ma certamente il rischio maggiore è dai 50 anni in su. Moltissime donne al di sopra dei 60 anni soffrono di ipotiroidismo a vari stadi e, nelle donne ancora più anziane, è possibile che questo non venga nemmeno diagnosticato in quanto i suoi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli della menopausa
  • una storia familiare di disordini autoimmuni: avere avuto un parente che ha sofferto di problemi alla tiroide o di malattie autoimmuni, aumenta il rischio incorrere in queste patologie
  • traumi o alti livelli di stress: entrambi questi fattori causano disordini ormonali che a loro volta possono cambiare i livelli di conversione dell’ormone tiroideo T4 in T3 causando quindi un indebolimento del sistema immunitario
  • gravidanza e post parto: può accadere che alcune donne sviluppino una reazione autoimmune durante e dopo la gravidanza. Questo porta alla cosiddetta tiroidite post partum, i cui sintomi in genere si risolvono nell’arco di 12-18 mesi dopo il parto. In una piccola percentuale di donne, questa condizione può evolvere in un ipotirodismo permanente.
  • una storia di disordini alimentari e sovrallenamento: entrambi questi fattori riducono le funzioni della tiroide e contribuiscono a creare squilibri ormonali

Altri fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto

Ci sono altri fattori di rischio che possono esporre maggiormente all’insorgenza della tiroidite di Hashimoto:

  • fumo: si è scoperto che fumare sigarette, l’esposizione al tabacco e l’uso di droghe ricreative di altro genere, può innescare reazioni autoimmuni, compresa la tiroidite di Hashimoto. Non si sa ancora bene come questo tipo di sostanze agisca, ma si presume che l’alta quantità di agenti tossici che contengono sia responsabile di una risposta anomala da parte del sistema immunitario
  • assunzione di farmaci: ad esempio steroidi, barbiturici, anticolesterolemici e betabloccanti che possono interrompere il lavoro della tiroide
  • esposizione a sostanze chimiche che danneggiano la funzionalità endocrina come il mercurio, gli ftalati, il piombo e il bisfenolo-A (BPA)
  • esposizione a bromo, fluoro e cloro: il bromo si trova in pesticidi, plastiche, prodotti da forno e bibite che contengono oli vegetali brominati e nei ritardanti di fiamma. Il fluoro è ancora oggi in molti Paesi aggiunto all’acqua potabile e viene dato ai bambini in quanto ritenuto in grado di abbattere il rischio di carie ai denti. Il cloro si trova in prodotti per la casa come sbiancanti e candeggianti, viene usato come disinfettante nelle piscine, nelle plastiche, nei solventi, ma anche in coloranti, alimenti, insetticidi e vernici. È impiegato nella produzione e lavorazione della carta, in prodotti petroliferi, medicine e tessuti. Questi tre elementi fanno tutti parte della stessa famiglia e le ricerche hanno dimostrato che hanno la capacità di interferire e danneggiare le funzioni endocrine e colpiscono diverse ghiandole come la tiroide, la paratiroide, l’ipofisi, le surrenali e il pancreas. In particolare, il fluoro ha la capacità di simulare l’ormone TSH, di danneggiare le cellule della tiroide e di interrompere la conversione dell’ormone tiroideo T4 nella versione attiva T3
  • metalli pesanti: anche l’esposizione ai metalli pesanti potrebbe essere parte del problema

Come diagnosticare la tiroidite di Hashimoto

Tiroidite di Hashimoto, diagnosi

L’esame più comune per diagnosticare la presenza della tiroidite di Hashimoto e di altre disfunzioni della tiroide è quello che misura i livelli di TSH prodotti dall’ipofisi.

Quando la tiroide non funziona a dovere, l’ipofisi aumenta la produzione di ormone tireostimolante.

Proprio la presenza di alti livelli di TSH è considerata un fattore indicativo importante della presenza di disordini della tiroide.

Anche se al momento questo è ritenuto il migliore esame per questo tipo di diagnosi, non sempre si dimostra del tutto affidabile in quanto ci sono casi in cui può dare risultati falsati.

Può accadere, infatti, che pazienti che hanno livelli di TSH considerati nella norma mostrano comunque sintomi di disfunzioni alla tiroide.

Parte del problema è data dal fatto che questo esame, per funzionare correttamente, parte dal presupposto che la produzione ormonale del resto dell’organismo funzioni a dovere.

Non tiene conto né può rilevare gli effetti dell’esposizione a sostanze di vario tipo (quali quelle elencate poco sopra) che possono interrompere o disturbare pesantemente la segnaletica ormonale a diversi livelli e non solo nella tiroide.

Un’altra parte del problema è data dal fatto che ci sono ancora pareri discordanti su quelli che sono da ritenere livelli normali ed accettabili del TSH nel sangue.

In aggiunta, nei primi stadi della malattia, i livelli di ormoni tiroidei potrebbero ancora rientrare nella norma.

Per questi motivi, limitare la diagnosi a quest’unico esame non è consigliabile ed è quindi meglio integrare con altri esami per avere un quadro più ampio e preciso della situazione reale.

Esami per diagnosticare la tiroidite di Hashimoto

Gli esami per diagnosticare la tiroidite di Hashimoto, possibili al momento, sono:

  • test dei livelli del TSH
  • esame che misura i livelli di T4 e T3
  • esame che verifica la presenza di anticorpi tiroidei, tipicamente presenti in caso di tiroidite di Hashimoto
  • test della temperatura basale di Barnes che misura la temperatura del corpo in condizione di riposo e consente di capire se l’organismo si trova in stato ipometabolico, normale o ipermetabolico (la tiroide funziona come un termostato e regola anche il consumo di energia dell’organismo)
  • test di stimolazione del TRH: l’ormone di rilascio della tireotropina o TRH (dall’inglese Thyrotropin Releasing Hormone) è l’ormone secreto dall’ipotalamo che segnala all’ipofisi di produrre il TSH. Questo test permette di capire se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei a causa dell’incapacità dell’ipotalamo di produrre TRH
  • esame della T3 inversa (ancora poco conosciuto ed utilizzato in Italia) che misura la quantità di T3 presente nel sangue. Livelli molto elevati di T3 potrebbero indicare intossicazione da metalli pesanti

I 5 passi per trattare la tiroidite di Hashimoto in modo naturale

La tiroidite di Hashimoto è una malattia seria che non deve essere sottovalutata né trascurata.

La buona notizia è che si tratta di una malattia curabile, quanto al come farlo dipende da quale via si decide di seguire.

La medicina convenzionale, da questo punto di vista, non sorprende e l’approccio standard è quello di intervenire con farmaci.

In genere, si tratta di ormoni sintetici come la levotiroxina, che sostituiscono o integrano quelli che la tiroide non riesce più a produrre o produce in quantità troppo scarsa.

In taluni casi, particolarmente gravi, si arriva a ricorrere all’intervento chirurgico e all’asportazione della ghiandola.

Il problema, con l’approccio farmacologico, è sempre lo stesso: i farmaci, pur se in grado di ristabilire l’equilibrio ormonale compromesso fintanto che li si usa, non intervengono sulle cause ma solo sul sintomo.

Per cui seguire questa strada significa di fatto ritrovarsi dipendenti dai farmaci a vita.

Gli ormoni sintetici non curano le cause che hanno provocato la tiroidite di Hashimoto all’inizio.

Inoltre, il loro uso costante e continuo, protratto per lunghi periodi di tempo, potrebbe portare la tiroide a perdere anche quella minima capacità di produrre ormoni che le era rimasta.

La ghiandola perde questa capacità perché di fatto non è più necessario che continui a fare il suo lavoro.

Alcuni pazienti ottengono miglioramenti notevoli quando iniziano a prendere gli ormoni sostitutivi.

Nonostante ciò, le cause restano e il problema del sistema immunitario che attacca il suo stesso organismo non viene risolto.

Per trattare in modo efficace la tiroidite di Hashimoto, bisogna prima di ogni altra cosa partire dall’alimentazione e dal proprio stile di vita.

Primo passo: elimina i cibi che danneggiano l’intestino e irritano il sistema immunitario

La prima cosa da fare per curare la tiroidite di Hashimoto è dare all’organismo il tempo di sfiammarsi e tornare in equilibrio.

L’unico modo per farlo è eliminare temporaneamente dalla dieta tutti quei cibi che irritano e infiammano.

1. Elimina il glutine

Può sembrare una scelta eccessiva e addirittura impossibile da realizzare, vista la presenza massiccia di alimenti contenenti glutine nella dieta standard, eppure si tratta di un’opzione che è bene considerare.

Il glutine, infatti, in numerose ricerche e studi è stato associato a malattie soprattutto a carico dell’intestino come ad esempio la permeabilità intestinale e il morbo di Crohn.

In genere, si crede che il glutine sia dannoso solo per i celiaci o per le persone sensibili.

In realtà, esso ha la capacità di danneggiare le pareti intestinali indipendentemente dal fatto che la persona sia celiaca o meno.

Infatti, possono esserci diversi livelli di sensibilità a questa sostanza ma l’azione potenzialmente infiammatoria rimane per tutti.

2. Elimina latticini e cereali anche integrali

Si tratta di alimenti che in passato non erano manipolati e trattati come oggi e, nel caso dei latticini, venivano consumati crudi (senza pastorizzazione) quindi completi delle sostanze nutritive loro proprie e del corredo enzimatico che ne facilitava la digestione.

Oggi, la maggior parte dei prodotti caseari che si consumano, sono purtroppo pastorizzati.

Questo li rende indigesti e poveri di sostanze nutritive.

Inoltre, vengono spesso trattati, degrassati e addizionati di sostanze di vario genere come zuccheri, coloranti, additivi, conservanti ecc. 

Anche i cereali hanno la loro parte di colpa, poiché provengono da piante che vengono pesantemente manipolate dal punto di vista genetico.

In più, vengono consumati in prevalenza sotto forma di farine che perdono le sostanze nutritive del cereale d’origine e rimangono con solo amidi (quindi zuccheri) o poco più.

3. Evita cibo spazzatura e zuccheri

L’eccessivo consumo di zuccheri, tanto diffuso al giorno d’oggi, è una delle principali cause delle malattie intestinali che stanno diventando sempre più comuni.

Oltre ai danni all’intestino, tanti zuccheri portano a pesanti fluttuazioni continue dei livelli di insulina nel sangue (un processo che ha un ruolo chiave nello sviluppo dell’infiammazione nel corpo).

Nel tempo, questo può sfociare nell’insulino resistenza che è l’anticamera del diabete.

Questo senza contare i problemi di aumento di peso e gli effetti sul cervello come sbalzi umorali, ansia, euforia e depressione.

I cibi da fast food e confezionati sono anch’essi imbottiti di zuccheri, sale e grassi di cattiva qualità.

In particolare sono ricchi di oli vegetali raffinati (tipo mais, semi vari, girasole ecc.) che, nel processo di estrazione, subiscono dei trattamenti tali da alterarne la struttura molecolare.

Sono anche oli molto ricchi di Omega 6 (acidi grassi con effetto infiammatorio) che non viene bilanciato dal consumo di Omega 3.

In ultimo, possono essere contaminati dalle sostanze che vengono utilizzate nel processo di estrazione e lavorazione.

Secondo passo: introduci alimenti che guariscono l’intestino

La dieta migliore da seguire in caso di tiroidite di Hashimoto (e di ipotiroidismo, di cui la tiroidite è spesso causa) è una dieta sfiammante e curativa per l’intestino.

Vale a dire una dieta ricca di vegetali freschi e il più possibile integri (in particolare verdura, ortaggi e un poco di frutta), grassi sani e proteine di buona qualità come carne, pesce e uova.

Tutti alimenti che il nostro organismo è progettato per digerire e per sfruttarne al massimo le proprietà nutritive.

Cibi da introdurre

Introduci:

  • vegetali freschi e frutta:  ricchi di vitamine, minerali, sostanze antiossidanti e fibre. Le fibre aiutano il buon funzionamento dell’intestino e nutrono il microbiota intestinale, cioè i batteri amici che popolano il nostro apparato digerente. Inoltre, migliorano la salute del cuore, bilanciano i livelli di zucchero nel sangue e aiutano a mantenere il peso forma. Gli antiossidanti e altri nutrienti combattono l’infiammazione e prevengono le carenze nutrizionali
  • pesce selvaggio: contiene un prezioso carico di Omega 3, come acidi grassi EPA e DHA, che svolgono un’importante azione antinfiammatoria e sono essenziali per l’equilibrio ormonale e le funzioni tiroidee
  • olio di coccofornisce acidi grassi a catena media nella forma di acido laurico, acido caprilico e acido caprico che stimolano e supportano il metabolismo, forniscono energia, combattono l’affaticamento e nutrono e proteggono la mucosa e le pareti intestinali
  • cibi probioticicioè quei cibi che nutrono il microbiota intestinale e lo mantengono florido e in salute come kefir e yogurt da latte di capra biologico e non pastorizzato oppure, in alternativa, da latti vegetali come quello di mandorla e di cocco (non zuccherati e senza altri additivi o oli aggiunti). Puoi prepararli anche a casa utilizzando uno starter per cibi fermentati che puoi acquistare nei negozi biologici. I probiotici ripopolano l’intestino di batteri benefici, la cui presenza aiuta a tenere sotto controllo la proliferazione di agenti patogeni e forniscono un aiuto prezioso nella guarigione dell’intestino e nel riequilibrio del sistema immunitario. Altri ottimi probiotici sono il miso, il kombucha, i vegetali fermentati come i crauti (purché biologici e senza schifezze industriali aggiunte oppure, ancora meglio, fatti in casa).

Altri cibi che aiutano la tiroide

Nella tua dieta contro la tiroidite di Hashimoto non dovrebbero mancare anche:

  • germogli, semi e legumi: semi di lino, chia e canapa forniscono ALA (acido alfa linolenico), un acido grasso Omega 3 che ha un’azione riequilibrante sugli ormoni. I legumi sono ricchi di fibre e minerali ma sono da evitare se non sono ben tollerati a livello intestinale (cioè se provocano gonfiore e fermentazione)
  • brodo di ossa: un alimento preziosissimo che nemmeno i più costosi integratori riescono ad uguagliare nelle sue straordinarie proprietà curative e nutritive. Aiuta a rigenerare le pareti intestinali grazie al suo contenuto di collagene. È ricchissimo di minerali come calcio, magnesio, fosforo e silicone. Contiene aminoacidi come la glicina e la prolina che contribuiscono a riparare il tessuto intestinale e quindi a migliorare l’assorbimento dei nutrienti. Migliora le prestazioni del sistema immunitario, fornisce energia e aiuta a combattere le intolleranze alimentari.

Terzo passo: aggiungi i giusti supplementi ed integratori

Inserire nella tua alimentazione i giusti supplementi ed integratori è un ottimo modo per aiutare il tuo organismo a:

  • riparare la tiroide
  • abbassare l’infiammazione e le reazioni autoimmuni
  • gestire meglio lo stress
  • regolarizzare il funzionamento del sistema immunitario

Tra questi integratori abbiamo il selenio, i probiotici, la vitamina D, l’Ashwagandha e altre erbe adattogene.

Selenio

La tiroide è l’organo con il più alto contenuto di selenio nel corpo.

Il selenio è necessario per la produzione dell’ormone T3 della tiroide (triiodotironina) e può ridurre le reazioni autoimmuni dell’organismo.

In pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto e nelle donne in gravidanza che manifestano disturbi della tiroide, la supplementazione di selenio diminuisce la produzione degli anticorpi anti-tiroidei e migliora la struttura della ghiandola tiroidea.

Dato che aiuta a bilanciare i livelli ormonali, il selenio diminuisce il rischio di sviluppare disturbi della tiroide sia durante la gravidanza che successivamente (tiroidite post-partum).

Altri studi hanno dimostrato che, quando la mancanza di selenio viene risolta con la supplementazione, i pazienti arrivano a sperimentare una media del 40% di riduzione di anticorpi tiroidei contro un aumento degli stessi del 10% che si manifesta in caso di somministrazione di un placebo.

Il selenio è anche un potente antiossidante ed è necessario all’organismo per produrre il glutatione, il più importante e potente tra gli antiossidanti presenti nel nostro corpo.

Alcuni sintomi e possibili complicazioni del deficit da selenio sono:

  • disfunzioni della tiroide
  • indebolimento del sistema immunitario
  • infertilità
  • depressione
  • malattie cardiache
  • aumento del rischio di cancro

La prima cosa da fare per prevenire un deficit di selenio è certamente quella di inserire nella propria alimentazione cibi ricchi di questo elemento.

Eventualmente, assumere supplementi di altro genere solo in caso di deficit grave che non si riesce a risolvere con la sola dieta.

Tra i cibi più ricchi di selenio troviamo:

  • noci brasiliane
  • senape (semi)
  • pesce (in particolare sardine e tonno pinna gialla)
  • carne rossa grass-fed (di animali da pascolo)
  • tacchino
  • pollo
  • uova
  • semi di girasole

Probiotici

Constribuiscono a riparare e a mantenere in salute l’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano nell’assorbimento dei nutrienti.

Una dieta che comprenda alimenti ricchi di probiotici porta anche altri benefici quali:

  • un sistema immunitario forte
  • l’aumento di energia derivante dalla produzione di vitamina B12
  • la riduzione della crescita batterica o virale legata a patologie quali la candida
  • un miglioramento della salute della pelle
  • controllo dell’appetito
  • facilità a dimagrire

Vitamina D

Diverse ricerche hanno mostrato che più del 90% dei pazienti affetti da disturbi alla tiroide sono carenti di vitamina D.

La vitamina D aiuta a regolarizzare il sistema immunitario e, sotto diversi aspetti, agisce come un ormone.

Il modo migliore per ricavare sufficiente vitamina D, è quello di esporsi ogni giorno al sole per almeno 20 minuti lasciando più pelle scoperta possibile.

La luce del sole, infatti, innesca una reazione per cui il colesterolo presente nella pelle converte la provitamina D nella forma stabile di vitamina D3.

Perché questo processo si compia, è necessario evitare di applicare creme con filtro solare che bloccano la sintesi cutanea della vitamina D, quindi esporsi nelle ore meno calde per brevi periodi alla volta.

È possibile proteggersi dalle scottature applicando sulla pelle olio di cocco che, al contrario delle creme solari comuni, non blocca la sintesi della vitamina D.

Oltre all’esposizione al sole (che non sempre è possibile), è importante integrare con l’alimentazione consumando regolarmente cibi che contengono Vitamina D come:

  • carne
  • alcuni pesci grassi (salmone, sgombro, aringa)
  • tuorlo d’uovo (da consumare crudo per non distruggere o alterare le preziose sostanze che contiene).

In caso di forte carenza, se l’alimentazione non è sufficiente, allora è possibile supplementare con un buon integratore.

Ashwagandha

L’Ashwagandha è una delle più potenti piante curative utilizzate nella medicina Ayurvedica da tempi molto antichi.

Viene spesso chiamata ginseng indiano per via delle sue proprietà ringiovanenti e rinvigorenti ma, dal punto di vista botanico, l’ashwagandha ed il ginseng non sono correlati.

In India ci si riferisce all’ashwagandha anche come alla “forza dello stallone” in quanto viene comunemente usata per rinforzare il sistema immunitario dopo una malattia.

Si tratta di una pianta adattogena che aiuta il corpo a reagire allo stress mantenendo in equilibrio i livelli ormonali.

Questa pianta si è dimostrata estremamente efficace nel migliorare la salute della tiroide sia in caso di ipotiroidismo che in caso di ipertiroidismo.

Scienziati e medici ancora non capiscono esattamente come funzionino le piante adattogene.

Quello che sappiamo è che queste piante hanno appunto la capacità di adattarsi alle condizioni in cui l’organismo si trova al momento in cui vengono assunte e di agire concordemente con esso per ristabilire l’equilibrio.

Nel caso di problemi alla tiroide, l’ashwagandha lavora con il nostro corpo per riportare in equilibrio i livelli ormonali sia che questi siano troppo alti o troppo bassi.

Le piante adattogene, in generale, aiutano ad abbassare i livelli di cortisolo e a bilanciare i livelli di T4 (tiroxina).

Studi clinici hanno infatti dimostrato che l’ashwagandha, somministrata per un periodo di 8 settimane, ha aiutato i pazienti ipotiroidei ad incrementare significativamente i livelli di tiroxina, riducendo così la gravità dei sintomi.

Ci sono anche altre piante adattogene che hanno effetti simili come:

Iodio

Tiroidite di Hashimoto, iodio

Lo iodio è un elemento chiave per la salute ed il corretto funzionamento della ghiandola.

È talmente importante che i nomi stessi degli ormoni che la tiroide produce fanno diretto riferimento proprio allo iodio.

Il T4 (la forma inattiva) ha infatti 4 molecole di iodio mentre il T3 (la forma biologicamente attiva) ne ha tre.

Dato che il corpo non può produrre questo elemento da solo, lo deve ricavare dall’alimentazione o da un’eventuale supplementazione tramite integratori.

Purtroppo oggi la carenza di iodio è estremamente comune a causa di un’alimentazione basata su cibi poveri di nutrienti.

Ma anche per l’esposizione a sostanze che impediscono ai recettori appositi di legarsi allo iodio e di trasportarlo dove necessario.

Fanno parte di questa categoria il fluoro, il cloro e il bromo ai quali siamo costantemente esposti tramite il cibo, l’acqua, i farmaci e l’ambiente.

Questi elementi si legano, appunto, ai recettori dello iodio, sostituendolo e aggravando la sua carenza.

Come integrare lo iodio nella dieta

Il modo migliore è sempre quello di modificare l’alimentazione, eliminando o almeno riducendo i cibi industriali e il cibo spazzatura e introducendo alimenti freschi e il più possibile integri.

Supplementare tramite integratori è consigliabile, se non per brevi periodi di tempo, in casi eccezionali e meglio se fatto sotto controllo medico.

Questo per evitare il rischio di arrivare ad assumere iodio in quantità eccessiva, cosa che presenta potenziali rischi molto seri per la salute.

Le maggiori fonti di iodio sono:

  • i pesci di mare  (ad es. sardine, salmone dell’Alaska)
  • i crostacei
  • le uova
  • la carne
  • il latte (integro, non pastorizzato).

Minori quantità di iodio si trovano anche nella frutta e nelle verdure.

Un’altra fonte di iodio “artificiale” è il sale iodato che fu introdotto alcuni anni fa proprio per far fronte alla dilagante carenza di iodio.

Si tratta di comune sale da cucina a cui vengono aggiunti i sali di iodio che non alterano né il colore né il sapore del sale.

Il problema con il sale iodato è che viene liberamente venduto senza alcun tipo di controllo.

Non è consigliabile usarlo regolarmente e per lunghi periodi di tempo se non si ha un’effettiva carenza di iodio che andrebbe verificata prima di iniziare a usarlo in cucina.

Il sale iodato andrebbe considerato un integratore a tutti gli effetti ed assunto se e quando è realmente necessario.

Dall’Ayurveda altre erbe e rimedi utili

Ecco altre erbe che possono essere efficaci nel supportare la tiroide e nel scongiurare il rischio di tiroidite di Hashimoto:

  • Punarnava (Boerhavia diffusa): ravviva il fuoco digestivo che tende a indebolirsi in caso di tiroidite e ipotiroidismo. Ha proprietà antinfiammatorie ed è molto utile in presenza di tossine, in quanto aiuta la purificazione del sangue. In generale, dà nuovo impulso al metabolismo, aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso nel corpo e promuove la perdita di peso
  • Trikatu: è uno dei mix più usati nella medicina ayurvedica dato dalla combinazione di tre spezie (zenzero, pepe nero e pepe lungo o pippali). È molto calda e forte, quindi potrebbe essere non adatta in presenza di sintomi di forte calore, disidratazione e infiammazione. Stimola la digestione ed il metabolismo, migliora l’assorbimento dei nutrienti e stimola la microcircolazione. Se ne può assumere un pizzico prima del pasto oppure usarlo direttamente nella preparazione degli alimenti. In caso il trikatu sia troppo forte, si può stimolare la digestione assumendo una mezz’ora prima di mangiare un mezzo bicchiere di acqua calda con del succo di limone e un poco di zenzero fresco oppure mezzo bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di aceto di mele.
  • Citronella (Lemongrass): ha proprietà digestive e aumenta il metabolismo dei grassi.
  • Guggulu (Commiphora Wightii): è la pianta da cui si estrae la mirra. Aumenta la produzione di ormoni da parte della tiroide e la conversione del T4 in T3, così facendo va ad intervenire su due delle tre deficienze ormonali che caratterizzano l’ipotiroidismo. È utile nella detossificazione, purifica il sangue, supporta il sistema immunitario ed è una fonte naturale di antiossidanti.
  • Brahmi (Bacopa monnieri): aiuta a dissipare l’annebbiamento mentale e la depressione che sempre accompagnano le disfunzioni della tiroide. Ravviva la mente e aumenta la capacità di concentrazione.

Quarto passo: migliora la capacità del tuo corpo di disintossicarsi

Disintossicare e ripulire il corpo su base regolare è un altro passo fondamentale per riparare e mantenere in salute la tiroide e abbassare il livello di infiammazione nell’organismo.

Ecco alcune pratiche disintossicanti e purificanti che puoi introdurre nella tua vita.

Una pulizia periodica profonda dell’intestino

Anche se non soffri di stitichezza e pensi di non averne bisogno, fare un ciclo di pulizia su base regolare dell’intestino mantiene in salute il tuo organismo.

Inoltre, contribuisce ad un funzionamento ottimale del sistema immunitario (che per circa il 70-80% è localizzato proprio nell’intestino).

Grazie all’uso di prodotti di ottima qualità come Energy Detox (che trovi in vendita su Energy Foods) puoi fare un primo ciclo iniziale di 30 giorni di pulizia profonda.

In questo modo, elimini le vecchie feci rimaste all’interno attaccate alle pareti intestinali e le tossine che ad esse si accompagnano.

Una volta passata la fase più lunga di depurazione iniziale, puoi entrare in fase di mantenimento (ad esempio dedicando un weekend al mese alla depurazione intestinale).

Digiuno

A molti il digiuno può sembrare una pratica estrema anche perché, più o meno consciamente, associano questa parola al soffrire la fame e alla paura atavica di morire di fame.

In realtà, parliamo di un digiuno che non ha nulla a che vedere con il morire di fame e che viene fatto seguendo determinati criteri, meglio se dopo aver già migliorato la propria alimentazione e fatto un ciclo di pulizia profonda.

Il digiuno ha sull’organismo molti effetti benefici tra cui:

  • stimolare la rigenerazione cellulare
  • riattivare il metabolismo
  • rinforzare il sistema immunitario
  • aiutare a mantenere il peso
  • proteggere il cervello e il cuore.

Esistono diversi modi di digiunare e sperimentarli è il modo migliore per capire quale di questi è il più adatto a te.

Il digiuno potrebbe non essere adatto ad alcune categorie di persone.

In questo nostro articolo dedicato al digiuno trovi altre informazioni utili sull’argomento.

Clistere di caffè

Si tratta di una pratica molto antica e, nonostante sia un clistere, il suo scopo non è liberare l’intestino bensì depurare in profondità il fegato da tossine derivanti da cattiva digestione e da un’alimentazione squilibrata e da vecchi depositi di grassi originati dall’eccessivo consumo di zuccheri e alcol.

La caffeina contenuta nel caffè viene assorbita dalle pareti dell’intestino e, attraverso la vena porta, arriva al fegato dove apre i dotti biliari e lo stimola ad espellere tutte le tossine accumulate.

Per i clisteri di caffè si utilizza un caffè apposito (da non usare assolutamente il caffè per la bevanda).

Il clistere di caffè non è adatto a tutti ed è meglio effettuare questa pratica con la guida di una persona esperta e, se si assumono regolarmente farmaci, informarsi prima su eventuali possibili interazioni con questi

Altre pratiche disintossicanti

A queste pratiche di pulizia e disintossicazione interna, è bene associare anche l’abitudine di eliminare o almeno ridurre, nei limiti del possibile, le tossine ambientali alle quali sei constantemente esposto:

  • se assumi la pillola contraccettiva o altri farmaci, prendi in considerazione di parlare con il tuo medico per una riduzione o ancora meglio per la sostituzione con rimedi di origine naturale
  • se hai otturazioni fatte con l’amalgama al mercurio (come si usavano fino a qualche tempo fa), è consigliabile farle rimuovere da un dentista esperto e certificato per questo tipo di interventi
  • fai attenzione ai cosmetici e ai prodotti per l’igiene personale e la pulizia della casa: la maggior parte di questi, anche tra i cosmetici, contengono sostanze dannose per l’organismo che possono avere effetti collaterali pesanti come interferenze con il ciclo ormonale (con impatto diretto sulla tiroide), malattie della pelle e dell’apparato respiratorio. Prendi in considerazione di passare a prodotti realizzati con ingredienti di origine naturale che contengano il meno additivi possibile. Ancora meglio se li prepari in casa
  • elimina i contenitori di plastica e di alluminio dalla cucina e prendi l’abitudine di usare contenitori di vetro per conservare gli alimenti
  • presta attenzione alla qualità delle pentole che utilizzi e, se necessario, sostituiscile con prodotti che non contengano sostanze dannose come teflon, nichel, PFOA. Evita di usare l’alluminio che può interagire chimicamente con certi alimenti (soprattutto quelli acidi come il pomodoro e il limone) e “migrare” con certi alimenti
  • smetti di fumare e di usare droghe (comprese quelle cosiddette ricreative) e limita il consumo di alcolici

Quinto passo: riduci lo stress e fai attività fisica

Sono ormai numerose le ricerche e gli studi che confermano la relazione tra alti livelli di stress e lo svilupparsi di vari disturbi e patologie inclusi disordini autoimmuni.

Si è scoperto, infatti, che fino all’80% delle persone che soffrono di disordini autoimmuni, mostrano alti livelli di stress subito prima di un picco dei sintomi.

Nel contempo, abbiamo anche la conferma che mettere in campo azioni mirate alla riduzione dello stress ha effetti terapeutici profondi ed estremamente positivi.

Lo stress, infatti, provoca un’alterazione nella produzione degli ormoni neuroendocrini a causa dell’aumento della produzione di citochine (molecole proinfiammatorie).

A persone diverse possono essere più congeniali attività diverse quando si tratta di ridurre i livelli di stress:

  • praticare la meditazione
  • seguire un percorso di crescita personale e spirituale
  • leggere
  • fare bagni disintossicanti con oli profumati
  • cucinare
  • praticare il giardinaggio
  • praticare una qualunque attività di volontariato che aiuti a spalancare il cuore e la mente e a distogliere dalla propria situazione personale
  • trascorrere del tempo nella natura
  • coltivare buone relazioni con gli altri
  • fare attività fisica che lavori su postura, respiro e consapevolezza (come lo yoga, il pilates, il tai chi, il qi gong)

Queste sono tutte attività che hanno mostrato di essere molto efficaci nell’alleviare lo stress.

L’importanza dell’attività fisica

È molto importante anche praticare regolarmente attività fisica.

Non siamo progettati per passare tante ore al giorno immobili e seduti ad una scrivania.

Ormai sono davvero poche le categorie di persone che svolgono un’attività lavoratica che richieda un certo dispendio energetico.

Al contrario, per la maggior parte finiamo per trascorrere anche l’80% della nostra giornata seduti o sdraiati e questo ha ripercussioni sull’equilibrio psicofisico di tutto l’organismo.

Praticare regolarmente una qualche forma di esercizio fisico:

  • riduce i livelli di cortisolo (anche detto ormone dello stress)
  • aumenta la produzione di serotonina (l’ormone della gioia e della felicità)
  • fa bene al cuore e al girovita
  • mantiene in salute il cervello e il sistema nervoso
  • rinforza le ossa e le articolazioni
  • preserva la massa muscolare che con il passare degli anni tende a diminuire sempre di più
  • fa miracoli per l’intestino
  • ha un potente effetto ringiovanente

Attenzione però a non strafare: l’eccesso di esercizio fisico è dannoso quanto la sua mancanza.

Infatti, aumenta i livelli di stress ed esaurisce le riserve energetiche dell’organismo aumentando i livelli dell’infiammazione e costringendolo ad entrare in modalità di sopravvivenza.

In altre parole, proprio il contrario degli effetti che si vorrebbero ottenere.

Conclusione

La tiroidite di Hashimoto è una patologia seria che non deve essere sottovalutata e trascurata.

Fortunatamente, mettendo in atto i giusti accorgimenti, sia a tavola che nella tua vita quotidiana, puoi prenderti cura della tua tiroide in modo naturale, senza dover ricorrere ai farmaci.

Abbandona dunque tutti i cibi spazzatura, evita o riduci il consumo di zuccheri e carboidrati, smetti di fumare e pratica attività fisica.

Lavorare sulla tua alimentazione può fare davvero la differenza e uno stile alimentare come quello che consigliamo nel SAUTÓN Approach, può aiutarti a spegnere l’infiammazione generalizzata nell’organismo e riportarlo ad una situazione di calma ed equilibrio.

Scarica gratuitamente un menù giornaliero cliccando qui e lasciati ispirare dalle gustose ricette proposte, per vivere in forma e in salute, senza sforzo.


Fonti:

Mercola.com

DrAxe.com

Endocrineweb.com

Mayoclinic.org


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