Si sente sempre più spesso parlare di sindrome metabolica, che in Italia si stima interessi circa il 25% degli uomini e il 27% delle donne.

Tradotto in cifre significa che questo problema coinvolge attualmente all’incirca 14 milioni di italiani.

La definizione di sindrome metabolica (SM) è piuttosto oscura e potrebbe non sembrare una condizione particolarmente grave o preoccupante.

Al contrario si definisce “sindrome metabolica” un insieme di problemi di salute che hanno un impatto tutt’altro che trascurabile.

Tra questi, obesità addominale, iperglicemia, pressione alta, trigliceridi alti e colesterolo HDL (“buono”) basso.

È necessario che siano presenti in contemporanea almeno tre o più di questi fattori per essere considerati affetti da sindrome metabolica che indica un serio stato di malfunzionamento dell’organismo.

Avere la sindrome metabolica aumenta molto la possibilità di sviluppare patologie come il diabete, problemi cardiovascolari e il rischio di infarto.

Cos’è la sindrome metabolica?

La sindrome metabolica è conosciuta anche come malattia metabolica o sindrome da insulino resistenza.

Il suo sviluppo è legato ad un insieme di fattori tra i quali l’alimentazione, alla quale si aggiungono anche:

  • vita troppo sedentaria
  • alti livelli di stress
  • abitudini che predispongono ad un invecchiamento cellulare precoce e all’infiammazione (abuso di alcol, fumo, mancanza di sonno).

I malati di diabete di tipo 2 sono tra quelli maggiormente colpiti da questa sindrome e sono a più alto rischio di sviluppare malattie cardiache.

I primi responsabili della sindrome metabolica: gli zuccheri

Ci sono sempre più evidenze che gli zuccheri non solo causano obesità ma sono anche un fattore primario nello sviluppo di malattie croniche.

Secondo il Professor Robert Lustig (docente di Endocrinologia Pediatrica all’Università della California), lo zucchero in eccesso agisce come una tossina, un veleno per il fegato.

Tra gli zuccheri il peggiore in assoluto si è dimostrato essere il fruttosio che ha sul fegato, degli effetti negativi simili all’alcool.

Il fruttosio da solo infatti si è dimostrato capace di provocare tutte le malattie croniche che caratterizzano la sindrome metabolica.


Vuoi saperne di più sul fruttosio? Leggi anche l’articoloFruttosio: il vero volto dell’alternativa “sana” allo zucchero


In rete è possibile trovare un famoso video del Professor Lustig, pubblicato nel 2009 e che ha totalizzato milioni di visualizzazioni.

Il titolo è “Sugar: the bitter truth” in cui Lustig spiega in modo approfondito il legame tra il fruttosio e la sindrome metabolica.

Il video è di dieci anni fa ma le informazioni che Lustig trasmette erano già “vecchie” di diversi anni.

Eppure, ancora oggi, non abbiamo fatto passi avanti nella consapevolezza degli effetti che questo zucchero ha sulla salute.

L’industria alimentare continua ad infilarlo praticamente ovunque e persino medici e dietologi ancora lo consigliano come alternativa salutare ai diabetici e a chi ha bisogno di perdere peso.

Il fruttosio, che si trova ormai nella maggior parte dei cibi processati, è il peggior tipo di zucchero in quanto si è rivelato essere quello che riesce a fare il maggior numero di danni nel minor lasso di tempo.

Questo zucchero ha sul fegato gli stessi effetti dell’etanolo (il comune alcol) che è riconosciuto come una tossina mentre il fruttosio non è ancora stato dichiarato tale (e chissà se lo sarà mai).

Qualche cenno storico sullo zucchero

Sindrome metabolica zucchero

Storicamente lo zucchero, fino ad un paio di secoli fa, era un condimento ed era talmente costoso che solo le casate reali e le classi più abbienti potevano permetterselo.

Nei primi del ‘900 in USA iniziò la produzione di massa e lo zucchero cominciò ad essere una presenza sempre più frequente nella dieta.

È proprio in quegli anni che si iniziò a registrare la comparsa di malattie metaboliche croniche.

L’aumento delle malattie metaboliche è continuato in maniera stabile in concomitanza con la sempre maggiore diffusione dello zucchero.

Oggi si è infatti arrivati al punto in cui obesità, steatosi epatica non alcolica e diabete di tipo 2 hanno coinvolto persino adolescenti e bambini.

Il punto è che abbiamo perso il controllo di quanto zucchero, e fruttosio in particolare, ingeriamo ogni giorno nel momento in cui l’industria alimentare ha iniziato ad utilizzarlo nei cibi pronti e nelle bibite.

Oggi si consuma in media fino a 20 volte più zucchero al giorno rispetto ai nostri antenati e il nostro fegato semplicemente non è progettato per gestire un simile carico.

Infatti, quando il fegato va in sovraccarico, arrivano inevitabilmente le malattie metaboliche croniche come la sindrome metabolica.

Il ruolo dei mitocondri nelle malattie metaboliche croniche

Secondo Lustig, quando un organo sviluppa insulino resistenza, questa provoca malattie specifiche a carico di quell’organo.

Ad esempio, nel caso del fegato si sviluppa il diabete di tipo 2.

Nel caso del cervello, il morbo di Alzheimer.

Infine, a carico dei reni si sviluppano malattie croniche loro specifiche.

Tutte queste sono malattie da insulino resistenza.

Vari studi hanno mostrato che un sovraccarico continuo a livello dei mitocondri (le centrali energetiche delle cellule) conduce inevitabilmente a malattie metaboliche croniche.

Le sostanze che più di ogni altra provocano questo sovraccarico sono i grassi idrogenati (anche detti grassi trans) e il fruttosio.

I grassi trans di recente sono stati riconosciuti come dannosi e il loro uso a scopo alimentare è stato proibito.

Anche se purtroppo non sono stati sostituiti da grassi sani come olio di cocco, ghi o burro ma da un’eccessiva quantità di oli vegetali insaturi.

Questi ultimi hanno diversi lati oscuri non trascurabili (ad esempio, se usati in cottura, producono aldeidi che causano danni cellulari e sono troppo ricchi di Omega 6 che sono pro-infiammatori).

Anche se sono stati eliminati i grass trans ed è stato compiuto un passo avanti nella giusta direzione, purtroppo nei cibi pronti (compresi quelli per bambini), sono ancora presenti zuccheri e fruttosio.

Cibo industriale: troppi contro e nessun pro

I sintesi, i cibi industriali hanno fin troppo di questi 5 elementi:

  • grassi trans
  • Omega 6 (pro-infiammatori)
  • amminoacidi ramificati (che a loro volta sovraccaricano il fegato)
  • alcol
  • zucchero

Per contro, hanno invece troppo poco di 3 cose che sono invece necessarie:

  • poche o zero fibre
  • pochi micronutrienti
  • pochi Omega 3 (che sono invece anti-infiammatori)

Il cibo industriale è pessimo sotto tutti i punti di vista ma purtroppo oggi è ciò che si consuma di più, essenzialmente per tre ragioni principali:

  • costa meno (se non si tiene conto di quali saranno gli effetti economici a lungo termine sulla salute)
  • dura di più
  • è più facile e veloce da consumare in quanto riduce o, addirittura, elimina del tutto la necessità di cucinare

In altre parole, abbiamo barattato la nostra salute e la qualità della nostra vita con la comodità e l’illusione del cibo a basso costo.

Il legame tra sindrome metabolica (insulino resistenza) e obesità

Il fegato ha la capacità di metabolizzare il fruttosio, purché sia assunto in piccole quantità, senza provocare sovraccarico a livello dei mitocondri.

In caso di insulino resistenza, però, anche le piccole quantità sono un problema.

L’insulino resistenza genera iperinsulinemia cioè troppa insulina in circolo che provoca un accumulo sempre maggiore di grasso nelle cellule.

L’insulino resistenza è chiaramente collegata all’aumento di peso e fino a non molto tempo fa si credeva che il sovrappeso provocasse insulino resistenza.

Ricerche recenti mostrano invece che è l’insulino resistenza che provoca aumento di peso.

In altri termini, quando il fegato si trova a dover gestire troppi zuccheri, si sviluppa insulino resistenza che provoca iperinsulinemia che porta all’aumento di peso.

Due parole sulla frutta

Sindrome metabolica frutta

Uno dei motivi per cui il fruttosio è considerato uno zucchero sano è perché lo si trova naturalmente nella frutta, quindi si tende a pensare, erroneamente, che se una cosa è naturale, allora non è dannosa.

Con questa logica, però, anche arsenico e cianuro dovrebbero essere benefici per la salute.

Il fruttosio presente nella frutta ha comunque sul fegato gli effetti che ti ho spiegato in precedenza.

La differenza è che nella frutta intera sono presenti anche le fibre che si possono considerare una sorta di “antidoto” naturale all’effetto del fruttosio perché rallentano e diminuiscono il suo assorbimento nel sangue.

Questo non significa che si possono consumare smodate quantità di frutta.

Infatti, anche la frutta deve essere consumata con moderazione e dando la preferenza ai frutti a basso indice glicemico come frutti di bosco, fragole, mirtilli, albicocche, ecc.

Ci tengo a sottolineare che questo discorso delle fibre vale per la frutta intera.

Invece, nei succhi industriali le fibre vengono completamente eliminate durante la lavorazione e la pastorizzazione distrugge le vitamine, lasciando di fatto solo zuccheri in forma liquida.

Le spremute fatte in casa non subiscono pastorizzazione quindi non perdono le vitamine, a meno che non si tratti di un centrifugato.

Infatti, la centrifugazione sviluppa calore che distrugge le vitamine (cosa che non accade con l’estrattore a bassa temperatura) e fa perdere parte della fibra.

Come si elimina l’insulino resistenza?

La risposta più semplice si riassume in due parole: cibo vero.

Oggi moltissime persone hanno perso completamente la nozione di cosa sia il cibo vero e il primo passo da fare è spiegare alla gente cos’è il cibo vero e quanto è importante per la salute.

Siamo arrivati al punto che bambini e adolescenti credono che merendine, yogurt dolcificati e colorati, hamburger e patate fritte siano cibo vero e invece non lo sono affatto.

La regola generale è: non mangiare nulla che sia confezionato e abbia un’etichetta e, se proprio non puoi evitarlo, assicurati che la lista degli ingredienti sia la più corta e comprensibile possibile.

I cibi di evitare il più possibile sono:

  • cibi processati e lavorati industrialmente
  • bevande dolcificate (tutte, anche quelle per gli sportivi)
  • dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame, ecc.)
  • succhi di frutta di produzione industriale (anche quelli “senza zuccheri aggiunti)”
  • grassi idrogenati
  • zuccheri e carboidrati raffinati
  • alcol
  • merendine, dolci e cereali confezionati e dolcificati, caramelle, ecc.
  • insaccati e carni lavorate tipo wurstel e salumi vari (fanno parte della categoria dei prodotti industriali ma, per chiarezza, meritano una menzione a parte)

Quando metti qualcosa in tavola, fa che sia il più possibile vicino a come Madre Natura lo ha fatto.

Adottando questa regola ne beneficerà sia la tua salute che l’ambiente (tanti imballi in plastica in meno).

Il digiuno intermittente come strategia contro l’insulino resistenza

Il digiuno intermittente potrebbe essere d’aiuto nel debellare l’insulino resistenza.

Quando si digiuna, il fegato usa le proprie riserve di grasso per produrre energia.

Questo fa sì che il fegato si liberi dei grassi in eccesso mentre viene ripristinata la sua stabilità metabolica e migliorata la sensibilità cellulare all’insulina.

Il digiuno intermittente può non essere adatto a tutti ma, se praticato con buon senso, può dare ottimi risultati nel ripristinare una salutare sensibilità all’insulina.

Non fare però l’errore di pensare che digiunare ogni tanto possa controbilanciare gli effetti di un’alimentazione basata su zuccheri e cibo spazzatura.

Il primo passo è sempre l’alimentazione, un digiuno intermittente mirato ne potenzia gli effetti ma non può rimediare agli effetti di una dieta squilibrata.

Il ruolo dell’attività fisica nella sindrome metabolica

Sindrome metabolica attività fisica

Il Dr. Lustig mette anche in guardia contro la conivinzione ancora molto radicata che fare attività fisica sia ciò che fa perdere peso.

Infatti, in base a quanto sappiamo ora, il vecchio assioma “muoviti di più = perdi peso“, viene completamente smentito.

In realtà ciò che effettivamente fa l’esercizio fisico è sviluppare la massa muscolare a scapito della massa grassa.

L’aumento della massa muscolare a sua volta provoca un aumento del numero dei mitocondri che porta ad un miglioramento della sensibilità all’insulina.

La variabile importante da prendere in considerazione non è la generica perdita di peso (di solito causata da una perdita di liquidi, come spesso avviene nelle diete ipocaloriche classiche).

Bisogna invece considerare piuttosto la circonferenza del punto vita.

Infatti, una perdita di centimetri in questa zona significa meno grasso viscerale (il più pericoloso per la salute).

L’importante quindi è perdere centimetri, non chili: questo è ciò che veramente migliora la salute metabolica.

Quindi è arrivato il momento di buttare via la bilancia e comprare…un centimetro da sarto!

Le ricerche confermano il rapporto causa-effetto tra zuccheri e malattie

Secondo Lustig ormai le ricerche hanno confermato ampiamente il rapporto causa-effetto tra zuccheri e obesità (anche se questi non ne sono l’unica causa), tra zuccheri e diabete, malattie cardiache, steatosi epatica, ecc.

Se fino ad un po’ di tempo fa si parlava di correlazione, ora la causalità è dimostrata e non si può più far finta di non vedere.

Oggi negli USA i teenagers arrivano a consumare oltre il 30% delle calorie totali quotidiane in zuccheri e l’Europa si sta, purtroppo, rapidamente adeguando.

Questi giovani hanno un rischio 4 volte maggiore di morire prematuramente di malattie cardiache.

Ciò che deve preoccupare, però, non è solo il costo in termini di vite umane, ma anche l’impatto economico che una situazione del genere avrà sulla sanità pubblica.

Un tempo il cibo era considerato una medicina ma poi è arrivata l’industria alimentare e il cibo è diventato causa di malattie.

Dobbiamo riappropriarci del nostro cibo.

Conclusione

La sindrome metabolica è una condizione che si sta diffondendo sempre di più.

Si parla di sindrome metabolica quando la persona soffre contemporaneamente di almeno tre tra questi disturbi:

  • ipertensione
  • obesità addominale
  • iperglicemia
  • colesterolo LDL alto (e colesterolo HDL basso)
  • alti livelli di trigliceridi

Ricerche e studi effettuati negli ultimi anni hanno dimostrato il rapporto causa-effetto tra un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e carboidrati e l’insorgenza di questa patologia.

Il fruttosio, in particolare, usato moltissimo dall’industria alimentare in cibi e bevande di largo consumo, si è dimostrato in grado da solo di causare tutti questi disturbi.

Un importante fattore di rischio è l’insulino resistenza che si verifica quando il fegato si trova a dover gestire con troppa frequenza un eccessivo carico di zuccheri.

L’insulino resistenza si risolve e previene:

  • riducendo il consumo di zuccheri e mangiando cibo vero
  • svolgendo attività fisica 
  • praticando il digiuno intermittente che, in combinazione con gli altri due elementi,  può risultare vincente anche per spegnere l’infiammazione e ripristinare la salute metabolica dell’organismo.

Se soffri di sindrome metabolica o sospetti di essere su quella strada ma non sai da che parte cominciare per risolvere la situazione, il SAUTÓN Approach fa al caso tuo.

Il metodo ti aiuterà a riattivare la digestione e assorbire i nutrienti, spegnere l’infiammazione e imparare a bruciare i grassi invece che gli zuccheri per vivere.


Fonti:

Mercola.com

Dr. Robert Lustig: “Sugar: the bitter truth” (video in inglese con sottotitoli in inglese)

DrAxe.com


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