Dopo aver esaminato le cause possibili di una difficoltà a prendere peso, in questo articolo vediamo quali sono le abitudini alimentari che contribuiscono alla riparazione e ricostruzione della mucosa intestinale e che rimettono in moto la macchina digestiva.

Sono abitudini che vanno ad agire in profondità perché vanno ad eliminare il malassorbimento intestinale, causa principale, eliminando l’eccesso di fermentazione, l’accumulo di gas, un’incontrollata proliferazione dei batteri patogeni e ripristinando il giusto equilibrio tra i microrganismi.

Fine della carestia

Solo se si eliminano tutti questi fattori,  i villi intestinali spesso atrofizzati, tornano a secernere la giusta dose di enzimi digestivi, l’intestino tenue una volta sfiammato riprende ad assorbire correttamente acqua, vitamine, sali minerali e grassi.

L’energia risale, l’organismo può iniziare a mettere da parte qualche scorta, la lampadina che segnala lo stato di carenza si spegne ed il peso piano piano torna a risalire senza per forza sforzarsi di mangiare di più.

Quali abitudini?

Se si resta attaccati alle proprie abitudini, non c’è possibilità di migliorare, perché, non ci si pensa mai, ma sono proprio loro ad aver prodotto la situazione attuale e di cui ora si è vittime.

Il primo passo da compiere è dunque quello di avere un po’ di coraggio nel rompere gli schemi e far posto alle seguenti nuove abitudini:

  • Stare lontano dal cibo spazzatura e fare una pulizia della propria dispensa. Eliminare: alimenti in scatola, merendine e cibo confezionato,  verdure e prodotti surgelati, zucchero bianco, farine raffinate, insaccati, caffè, alcool. Sono tutti alimenti che tolgono energia ed irritano l’intestino e surriscaldano lo stomaco.
  • Sospendere glutine, cereali e legumi. La gliadina presente nel grano, l’acido fitico contenuto nei cereali e le lectine dei legumi, sono sostanze mal digeribili e molto irritanti che a lungo andare, specie se se ne abusa, danneggiano la mucosa intestinale, atrofizzano i villi, impedendo l’assorbimento di vitamine, minerali e acidi grassi.
  • Consumare solo carboidrati semplici. Quando un intestino è infiammato o quando il pancreas non produce abbastanza enzimi digestivi, si ha difficoltà a trasformare i carboidrati cosiddetti complessi, quelli cioè che hanno una struttura molecolare più lunga. Appartengono a questa categoria la stragrande maggioranza di carboidrati e amidi presenti sulle nostre tavole: pane, pasta, pizza, crackers, grissini e tutti i prodotti da forno. Consumare questi prodotti equivale a nutrire e a dar forza alla schiera di batteri patogeni ed ostacolare il corretto assorbimento dei nutrienti.

Gli zuccheri semplici o monosaccaridi arrivano invece direttamente nel flusso sanguigno, senza subire alcun processo digestivo e senza rilasciare sostanze residue nell’intestino.

Sono zuccheri semplici (monosaccaridi) quelli contenuti nella frutta, nella verdura e nella carne. Per un elenco completo di alimenti mono e polisaccaridi consultare le tabelle allegate alla Dieta dei Carboidrati Specfici (SCD), la guida pubblicata nel blog.

  • Eliminare latte e i latticini. Lattosio e caseina sono altrettante sostanze affatto digeribili e altamente irritanti in un intestino già provato. Latte, formaggi, yogurt, sono inoltre molto raffreddanti ed oltre a riempire l’organismo di muco e umidità, rallentano molto la digestione, proprio il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno per riprendere peso.
  •  Mangiare di più senza sovraccaricare lo stomaco. Il segreto non è mangiare tanto, tutto in una volta, ma fare più step: almeno tre pasti completi di proteine, grassi e verdure e due spuntini, sempre salati, al giorno. La quantità del cibo da assumere dipende dalla forza e dallo stato della propria digestione.Per rinforzarla si può integrare con un buon supplemento di enzimi sistemici, per favorire una corretta trasformazione del cibo ed una corretta eliminazione delle tossine soprattutto se si ha una digestione lenta e laboriosa.
  • Fare in modo che l’intestino si svuoti regolarmente con feci ben formate e morbide. Feci secche e dure, costipazione o feci sfatte e scariche diarroiche, sono entrambi sintomi di un intestino infiammato con una disbiosi già in atto soprattutto se vi è molta fermentazione, gas e gonfiore addominale.
  • Bere e mantienere il corpo idratato. Non esagerare con l’acqua ed assicurasi di berla sempre molto calda. Non dimenticare mai che per trasformare il cibo e riattivare la digestione, lo stomaco ha bisogno di CALORE Ideale da alternare all’acqua calda, sono gli shake da preparare con frutta riscaldata e da bere anch’essi caldi per garantirsi elettroliti, idratazione e un buon nutrimento.
  • Consumare grassi sani. Mantenere il corpo idratato e nutrirsi in profondità con olio di coccoghi e piccole quantità di olio di cocco MCT. Non si deve temere di consumare questi tre tipi di grassi: aiutano l’intestino ad assorbire le vitamine A, D, E, K, vitamine liposolubili che necessitano proprio dei grassi per essere metabolizzate. La dose giornaliera consigliata va dagli 8 ai 10 cucchiaini al giorno. L’olio di cocco, avendo una struttura molecolare a catena media, è altamente digeribile e di facile assorbimento ed è benefico per tutto l’apparato gastro intestinale. Anche il ghi è facilmente digeribile e depura il fegato.
  • Consumare la giusta quantità di proteine in modo quotidiano evitando quelle provenienti dai legumi e dai derivati del latte. Il consumo di proteine è molto importante per non indebolirsi fortemente. Ottimo il brodo di pollo consumato molto caldo e le forme di proteine in semi o in  polvere  per arricchire spuntini e verdure. Via libera quindi a semi di chia, semi di canapa, proteine in polvere di semi di zucca e di girasole.
  • Incrementare l’uso delle spezie, ottimi attivatori degli enzimi digestivi. Si può spaziare e provare il gusto di nuovi sapori: curcuma, cumino, coriandolo, cardamomo, oltre al tradizionale rosmarino, origano e maggiorana. I semi di finocchio sono poi ottimi per placare fermentazione ed eliminare il gonfiore.
  •  Anticipare l’ora della cena e consumare un pasto completo di proteine, verdure e grassi. Assicurarsi che trascorrano almeno tre o quattro ore prima di andare a letto, in modo da non appesantire il fegato e non accumulare tossine durante la notte, dovute al cibo mal digerito. La notte è fondamentale riposare bene per dar modo all’organismo di purificare il sangue e fare rifornimento di nuova energia.
  • Masticare molto e consumare sempre cibo ben caldo, non tiepido. Non mi stanco mai di sottolineare ancora una volta, che una trasformazione corretta del cibo non avviene senza il calore. Concedersi piccole porzioni di frutta secca o bacche e frutti di bosco, evitando quella troppo zuccherina. Consumarla sempre calda e reidratata. Prepararsi gelatine e budini usando l’agar agar come addensante, latte di cocco caldo con l’aggiunta di spezie, sformati di verdure, piccole porzioni di carote o zucca da consumare alla fine del pasto.
  • Non esagerare con l’attività fisica. L’iperattività  porta a spendere più energia di quella che si incamera dal cibo. Preferire passeggiate all’aria aperta alle estenuanti sessioni in palestra per consentire al corpo di mettere da parte energia e non doverla attingere attaccando la massa muscolare.

Come supplementare se la stanchezza è un problema

In caso di debolezza o anemia è bene integrare con  vitamina B 12  e B 6, e del metilfolato per ricavare la giusta energia dal cibo, aumentare la forza mentale, contrastare la stanchezza.

Per completare ed arricchire un pasto può essere d’aiuto un integratore a base di amminoacidi essenziali che vengano rapidamente assorbiti dall’intestino tenue dopo pochi minuti dall’assunzione.

Conclusione

Se cambiare abitudini ti spaventa ed hai voglia di aver una guida a fianco o semplicemente desideri approfondire, valutare con un test  specifico lo stato della tua digestione ed il livello di infiammazione, puoi iscriverti al programma e scoprire tutto sul SAUTÓN Approach.

Prodotti e supplementi citati e consigliati nell’articolo: